tour di testaccio

Il rione Testaccio è un quadrilatero delimitato da via Marmorata, dalle Mura Aureliane e dal Tevere, pianeggiante ad eccezione del monte Testaccio (o monte dei cocci), collina artificiale formata al tempo dei romani, una vera e propria discarica dove sono stati accumulati frammenti di anfore, testae, usati per il trasporto delle merci nel vicino porto fluviale. Dal 1870 diviene il quartiere abitativo per gli operai che lavorano nelle attività produttive insediate lungo la via Ostiense, esempio unico a Roma di urbanizzazione industriale programmata. Nel 1921 Testaccio viene scorporato dal rione Ripa e fino agli anni ‘70 mantiene la sua vocazione commerciale-mercantile, proprio per la prossimità del Tevere, che nel passato era navigabile. 

Su via Galvani dal 2014 si staglia  “the falling jumping wolf”, la lupa del belga Roa
Nel nuovo mercato di Testaccio inaugurato nel 2012 si trova un’opera del 2017 di Alice Pasquini, romana, dal titolo “Le donne”  e sulle scale di un hotel all’angolo del mercato i tipici elementi del paesaggio naturale del cagliaritano Tellas

L’area delll’ex Mattatoio, progettato e costruito dall’architetto Ersoch tra il 1988 e il 1891, è teatro dell’incursione di Paradox del Berlin Kids, e del Collettivo ‘900, nonché di moltissime espressioni di poster e sticker art in continuo cambiamento. 

In una parte del Mattatoio, con ingresso da via Dino Frisullo, si trova oggi la Città dell’Altra Economia, punteggiata di interventi artistici tra cui quelli di Alessia Babrow, Lucamaleonte, Alleg, Jerico, Flavio Solo e Diamond, Alice Pasquini. 

Nel 2017 su una parete lunga 20 metri e alta 6, per un totale di 170 metri quadrati di superficie, si è svolto il più grande meeting di poster art mai realizzato nella capitale, il cosiddetto World Wide Wall: nato da un collettivo di artisti romani (Merio Fishes, Tzing Tao, Stoker Propaganda, K2m, Aloha, Mr. Minimal, ORAL PRO NOBIS e Hanshellgretel) ha raccolto circa 300 poster giunti da tutto il mondo e coinvolto più di 150 artisti, dando vita a quella che oggi è nota come “la Cappella Sistina della poster art”.

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