La raffineria Purfina: storia, sviluppo urbano e memoria di Roma
La storia della raffineria conosciuta prima come Permolio e poi come Purfina è un capitolo emblematico dell’industrializzazione, dello sviluppo urbano e delle controversie sociali che hanno caratterizzato la Roma del Dopoguerra. Installata originariamente nel 1926 a ridosso della Via Portuense, nella zona nota come Pozzo Pantaleo e “Piano di Pietra Papa” , la raffineria iniziò la sua attività sotto la società “ABCD” (Asfalti, Bitumi, Catrami e Derivati). Fin dalla sua costituzione nel 1917, l’ABCD aveva gestito magazzini per lo stoccaggio di bitumi provenienti dal giacimento petrolifero di Ragusa, ma fu l’apporto finanziario dei conti Miani ad incrementarne notevolmente l’attività. I fratelli Miani, arricchitisi fornendo asfalto per le strade militari in Etiopia, costituirono la Società anonima permanente olio – Permolio , nome con cui l’impianto venne identificato per anni, anche nelle opere letterarie di Pier Paolo Pasolini. L’olio asfaltico grezzo da Ragusa veniva trasportato alla raffineria di Roma per essere depurato e trasformato in olio combustibile.
Nel 1953, l’impianto, esteso su 7 ettari e con un organico di 140 dipendenti, vantava una produzione di 340.000 tonnellate di petrolio lavorato e un complesso articolato in tre impianti di distillazione, cracking catalitico, reforming per le benzine, desolforazione e 132 serbatoi per prodotti diversi, dal grezzo ai gas liquefatti.
Il periodo di attività più intenso coincise con la fase di transizione e di forte controversia. Nella primavera del 1954, la Permolio fu al centro di voci riguardanti la cessione a capitali stranieri (anglo-belgi), culminata nel passaggio delle quote di maggioranza alla Fina italiana della compagnia finanziaria belga Petrofina. Questo cambio di proprietà portò ad immediate agitazioni sindacali, con scioperi dei 400 lavoratori di Via Portuense per rivendicazioni economiche, e un taglio previsto del 20% del personale. L’ingresso della Purfina (il nome che assunse la società dopo la fusione) scatenò una “ribellione patriottica” nel consiglio comunale, che puntò a ottenere il trasferimento dell’impianto fuori dal Grande Raccordo Anulare. La necessità di spostamento era acuita dalla collocazione della raffineria: era situata a soli 50 metri dall’Ospedale Lazzaro Spallanzani e nelle vicinanze di altri importanti presidi ospedalieri (San Camillo e Forlanini). Le esalazioni e i gas della raffineria, la cui fiamma bruciava costantemente nella torre di cracking, causavano continui malesseri, sensi di nausea e costituivano un’antitesi alla cura per i malati di tubercolosi.
A queste preoccupazioni ambientali si aggiungeva il costante pericolo di incendio ed esplosione dei serbatoi. Un timore tristemente fondato si materializzò il 15 aprile 1957, quando un grande incendio causato dall’esplosione di un condotto di gas portò alla morte di due giovani operai, Amedeo Piacentini (22 anni) e Mario Sluca (33 anni), a causa delle ustioni.
Le pressioni politiche ed i tragici incidenti accelerarono il processo di trasferimento, nonostante le iniziali incertezze sulla destinazione. Già nell’aprile 1956, fu approvato il trasferimento a Ponte Galeria, con l’impegno da parte della Purfina di acquistare il nuovo terreno di 46 ettari, trasferire gli impianti e, soprattutto, bonificare l’area di Via Portuense. Nel 1957 fu creata la “Raffineria di Roma – RdR”, società che avrebbe gestito i nuovi impianti con capitale equamente diviso tra Purfina e ANIC (ENI). Dopo un breve ripensamento sul sito (si parlò di Quartaccia di Ceri), la destinazione finale fu stabilita nel luglio 1959 a Valle Galeria, località Pantano di Grano, in Via Malagrotta 226. L’avvio dei lavori per la nuova raffineria avvenne nel novembre 1960, e il passaggio di proprietà dei terreni di Via Portuense, resi edificabili, rappresentò il punto fermo della convenzione.
Il vero smantellamento iniziò anni dopo, il 12 maggio 1966, con la spettacolare demolizione della ciminiera (la cima della torre di cracking catalitico, alta 30 metri). La dismissione della raffineria portò alla bonifica dell’area, aprendo la strada a un’intensa speculazione edilizia. L’area fu trasformata in un quartiere residenziale intensivo, noto come Quartiere Nuovo Trastevere o Ex Purfina, e soprannominato “L’Isola” per il suo isolamento tra Via Portuense, Via Majorana e la ferrovia. Questo sviluppo fu criticato per l’assenza di servizi pubblici e la densità abitativa. Sul piano archeologico, l’area dell’ex raffineria si rivelò particolarmente ricca: già nel 1951, durante la costruzione della torre di distillazione Permolio, fu rinvenuta una necropoli di tipo monumentale risalente al II-III secolo d.C.. Il più notevole di questi ritrovamenti, una camera mortuaria intatta del II secolo d.C. del peso di 85 tonnellate, fu oggetto di un complesso e celebre trasporto al Museo delle Terme di Diocleziano nel gennaio 1967.
La storia dell’ex Purfina non è, dunque, solo la fine di un’era industriale, ma anche l’atto di nascita di un nuovo, denso quadrante urbano romano e il sito di importanti recuperi archeologici.
