L’opera La Purificazione di Ale Senso è stata realizzata nell’ambito del progetto“Sulle orme degli Arvali. Voci e immagini dalle origini di Roma alla contemporaneità” a cura dell’Associazione Muri Lab APS che intende tessere un percorso tra archeologia, arte contemporanea e narrazione urbana nel cuore del Municipio XI.
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum – 2025. Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU per grandi eventi turistici nell’ambito del PNRR sulla misura M1C3 – Investimento 4.3 – Caput Mundi.
Descrizione: l’artista è stata ispirata dai riti di purificazione ai quali i sacerdoti Arvali si sottoponevano prima di svolgere le cerimonie in onore della dea Dia. Dia è detta la dea “luminosa”, colei che protegge la maturazione finale dei cereali. Il compito principale degli Arvali era proprio garantire, attraverso una serie di riti, il buon esito della coltivazione dei campi (arva).
L’artista Ale Senso è stata colpita in particolare dal reiterarsi dei gesti del lavarsi, immergersi, nel compiere i bagni purificatori nelle terme per poi riemergere. Da qui ha esplorato un concetto di purificazione più ampio, quasi in senso alchemico e interiore, per trasferirlo in ambito contemporaneo. Ha riflettuto su come le azioni che si compiono si riflettano anche sulla psiche di chi li compie.
La vasca per le abluzioni si è trasformata così nell’immaginario di Ale Senso in un vaso molto ampio e capiente, dal fondo del quale sgorga spontaneamente acqua fresca e limpida.
La superficie dell’acqua é traslucida, a indicare la trasparenza del segno e dell’acqua, nella quale si riflettono e quasi si fondono in una mimesi 6 figure speculari. All’estrema sinistra e destra una figura tiene in mano due brocche da cui versa acqua purificatrice, il cui segno grafico va a delineare le due figure centrali. L’una si riversa nell’altra, in un continuo fluire.
Materiali usati: lastre di metilmetacrilato sagomate a basso impatto ambientale, riciclabile al 100%, lastre di alluminio composito sagomate a basso impatto ambientale, riciclabile al 100%, profili di supporto in acciaio, dadi, bulloni, tasselli con ancorante chimico, tasselli metallici.
Pitture industriali acriliche, fissativo acrilico acid free.
Ubicazione: via della Magliana, sul muro attiguo a piazza Madonna di Pompei, di fronte alla stazione ferroviaria Magliana
Installazione realizzata tra il 25 agosto e il 7 settembre 2025
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Oppure per saperne di più sui riti di purificazione:
La festa in onore della dea Dia era una festa mobile che cambiava di anno in anno, tra il 17, 19 e 20 maggio e 27, 29 e 30 maggio. Il primo dei tre giorni di festa si svolgeva in città, il secondo nel lucus deae Diae, il bosco sacro a lei dedicato oggi alla Magliana vecchia, il terzo di nuovo in città.
In questi giorni i sacerdoti del collegio degli Arvali compivano continuamente riti di purificazione.
Il primo giorno i riti si svolgevano a Roma nella residenza del magister in carica. Dopo aver compiuto sacrifici con incenso e vino e unto il simulacro della dea Dia con oli profumati, i fratelli Arvali proseguivano andando alle terme. Dopo mezzogiorno si lavavano le mani e con una veste da tavola di colore bianco banchettavano sdraiati su triclini. Dopo il banchetto si lavavano nuovamente le mani, ricevevano dai loro assistenti offerte che sacrificavano con incenso e vino, e in seguito oli profumati e corone da banchetto. La cerimonia terminava sfogliando una rosa.
Nel secondo giorno delle feste i sacerdoti si spostavano al lucus deae Diae, il bosco sacro distante 6 miglia da Roma. Più volte nelle cerimonie del mattino venivano compiuti riti di purificazione legati all’acqua. Dopo aver compiuto sacrifici nel tempio della dea Dia e al circo, il magister che presiedeva i riti andava prima alle terme del complesso (balneum) e poi nel suo padiglione (papilio), una camera che si trovava sul lato curvo di un portico monumentale antistante alle terme. Unitosi ai fratelli nel frattempo giunti da Roma, insieme si facevano un bagno.
La natura della dea Dia, che con la sua luce benefica proteggeva la maturazione finale dei cereali, è insieme urania e ctonia, celeste e agraria, ovvero legata al cielo e alla terra. La stretta connessione con l’acqua si riscontra in particolare nelle terme e nel motivo decorativo della conchiglia, legata sia alla sfera urania che acquatica, che ricorre nella decorazione architettonica del tempio.
Bibliografia di riferimento:
J. Scheid, Gli Arvali e il sito ad Deam Diam, in R. Friggeri, M. Magnani Clementi, C. Caruso, Terme di Diocleziano. Il chiostro piccolo della certosa di Santa Maria degli Angeli, Milano 2014
F. Marcattili, review Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae. 2020 in Journal of Roman Archaeology, Volume 35, Issue 2 / December 2022. Published online by Cambridge University Press: 20 January 2023, pp. 1022-1027, print publication: December 2022
H. Broise, J. Scheid. Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae, in Recherches archéologiques à La Magliana, 3. Un bois sacré du Suburbium romain : topographie générale du site ad Deam Diam. Roma Antica 8. Roma: aise de ; Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti Paesaggio di Roma 2020
Link utili:
Voce Treccani on-line su gli Arvali
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