Il buon pastore

L’opera Il buon pastore di Ale Senso è stata realizzata nell’ambito del progetto“Sulle orme degli Arvali. Voci e immagini dalle origini di Roma alla contemporaneità” a cura dell’Associazione Muri Lab APS che intende tessere un percorso tra archeologia, arte contemporanea e narrazione urbana nel cuore del Municipio XI.

Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum – 2025. Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU per grandi eventi turistici nell’ambito del PNRR sulla misura M1C3 – Investimento 4.3 – Caput Mundi.

Descrizione: l’artista è stata ispirata da un affresco che si trova all’interno della catacomba di Generosa, unica evidenza archeologica realmente visibile e fruibile nella zona della Magliana Vecchia.

Ad Ale Senso piace immaginare la figura del Buon Pastore nata sotto il segno dei gemelli, una figura con una natura binaria, come il giorno e la notte. Entrambe le figure e la loro natura, infatti, provengono dal mondo antico, hanno due iconografie simili ma con origini e significati assai diversi, opposti. 

La natura del giorno – solare – ci porta a un’immagine cristiana che rappresenta Gesù come un pastore che guida e protegge il gregge, mentre la natura della notte rimanda a Orfeo, una figura mitologica, spesso raffigurato come un pastore, ma anche poeta e musico che incanta tutte le creature e tenta di riportare in vita dagli inferi Euridice.

Entrambi sono discesi nei regni della morte, anche se per scopi e situazioni ben diverse, e ognuno è tornato in vita. Proprio con questo significato si ritrovano dipinti all’ingresso di molte catacombe, come nel caso di quella di  Generosa.

Entrambi sono guide delle anime, sciamani e psicopompi, nelle metafore complesse dell’aldilà. Tornare in vita e raccontarlo è un’impresa fuori dal comune, al di là della comprensione, ma sembra che non se ne possa fare a meno, se non altro perché ci terrorizza scrutare il vuoto a lungo. Allora diamo veste, corpo e storia a qualcosa o qualcuno che lo faccia per noi, con le grammatiche che sentiamo intimamente più vicine e inserendo dettagli accattivanti. Ma va bene anche questo, è necessario, anche questo è poesia, mito, vita e storia che si intrecciano nel continuo sciamare dell’essere umano. Entrambi incarnano un desiderio di purezza, calma, si prendono cura degli esseri umani fra le loro braccia come pecorelle, li fanno addormentare serenamente, suonando il flauto e con le loro parabole.

L’artista ha scelto di rappresentare il “buon pastore” in piedi con in mano un flauto di pan e un bastone, è in mezzo a quattro pecore, in girotondo, perché la scultura è un insieme ad incastro a sottolineare che una cosa regge l’altra e si trova esattamente nel posto dove deve stare per sostenere la funzione degli altri.

Materiali usati: alluminio, acciaio inox, acciaio zincato, aggrappante a base acquosa, pitture a base acquosa, vernice trasparente di protezione a base acquosa.

Ubicazione: all’interno del Parco Gioia, non lontano dall’ingresso in via Fulda

Installazione realizzata tra il 10 e 12 novembre 2025

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La catacomba prende il nome da Generosa, matrona romana proprietaria della cava di tufo, in cui si è insediato il complesso funerario. La catacomba è composta da diversi ambienti, tra cui uno denominato “tomba di Generosa” dove si trova una sepoltura ad arcosolio, ovvero incassata nella parete e sormontata da una nicchia ad arco. Gli arcosoli erano generalmente riservati a sepolture di persone particolarmente importanti.  La nicchia è affrescata e presenta a sinistra la figura del buon pastore e a destra una scena pastorale. La pittura si data all’ultimo venticinquennio del IV secolo d.C.. 

E. Venditti, Le catacombe di Generosa alla Magliana, Roma 2000
Foto di Muri Lab

Il buon pastore è un giovane che tiene nella mano destra uno strumento musicale, una siringa dalle canne di diversa lunghezza, e nella mano sinistra tiene il pedum (bastone ricurvo usato dai pastori per il controllo degli animali) su cui poggia a gambe incrociate. Al suo fianco è una pecora, verso la quale volge il capo. Il resto del gregge è rappresentato sul lato opposto dell’arcosolio.  Sulla cornice al di sopra della scena si trovava la scritta “pastor”,  ormai svanita.

Il personaggio indossa una corta tunica, con l’orlo ornato da due raffinate croci uncinate (simbolo solare di antica origine e provenienza orientale, simile a una svastica ma con andamento opposto). 

La figura del pastore, come altre dell’iconografia cristiana, veniva utilizzata anche per raffigurare i defunti che preferivano essere ritratti simbolicamente e non nei panni dei mestieri che avevano davvero svolto in vita. In questo caso gli studiosi ritengono che nella scritta Pastor si debba riconoscere il nome del defunto, che in una specie di gioco di specchi ha scelto di farsi rappresentare come pastore, come altre volte è accaduto nella produzione artistica paleocristiana (ad esempio, in una lastra nella catacomba di Panfilo il nome del defunto Lucernius è affiancato alle immagini di una lucerna e una candela, con la fiammella accesa).

Iconograficamente il buon pastore discende da figurazioni pagane, dai sacrificanti orientali all’Hermes crioforo (che porta un agnello sulle spalle), fino a Orfeo che incanta le belve con la musica. Nel mondo pagano il buon pastore è il simbolo dell’humanitas e della filantropia. I soggetti classici ricompaiono profondamente modificati quando si trovano a contatto con il repertorio cristiano, e in questo caso il buon pastore diventa il protagonista della parabola della pecorella smarrita (ricordata in Luca 15, 6-7 e Salmo 23). Il pastore che dopo aver ritrovato la pecora smarrita se la pone sulle spalle e la riporta all’ovile è una diretta derivazione dal concetto evangelico: quello che sorveglia il gregge, deriva del concetto di Cristo come pastore della Chiesa. All’immagine si attribuisce un significato battesimale, penitenziale e salvifico. Il buon pastore diventa colui che salva il fedele defunto sepolto nelle catacombe, e al contempo partecipa alla nuova condizione  ultraterrena, beata  e felice. La tematica idillico bucolica vuole trasmettere soprattutto i concetti augurali di pace e tranquillità. 

Bibliografia di riferimento:
V. Fiocchi Nicolai, F. Bisconti, D. Mazzoleni, Le catacombe cristiane a Roma Origini, sviluppo, apparati decorativi, documentazione epigrafica Refensbursg, 1998

F. Bisconti, M. Bracinu, Il riuso delle immagini in età tardoantica: l’esempio del Buon Pastore dall’Abito Singolare, in Antichità Altoadriatiche 74, Riuso dei monumenti e reimpiego dei materiali antichi in età postclassica: il caso della Venetia. Trieste 2012, pp. 229-242

Link utili:
Associazione Catacombe di Generosa

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