L’opera Il Tempio di Ale Senso è stata realizzata nell’ambito del progetto“Sulle orme degli Arvali. Voci e immagini dalle origini di Roma alla contemporaneità” a cura dell’Associazione Muri Lab APS che intende tessere un percorso tra archeologia, arte contemporanea e narrazione urbana nel cuore del Municipio XI.
Il progetto, promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, è vincitore dell’Avviso Pubblico Artes et Iubilaeum – 2025. Finanziato dall’Unione Europea Next Generation EU per grandi eventi turistici nell’ambito del PNRR sulla misura M1C3 – Investimento 4.3 – Caput Mundi.
Descrizione: l’artista ha ideato un’installazione dipinta che ricostruisce nella forma il tempio perduto della dea Dia. La parte inferiore della scultura si trasforma in un vaso che ospita piantine di lavanda, origano e timo che rendono tridimensionale lo sfondo del bosco della dea rappresentato nei pannelli retrostanti. Le piantine di alloro ai lati ricordano le piante che davvero erano presenti nel bosco sacro (allori e lecci).
Il tempio della dea Dia, o aedes deae Diae, era il luogo di culto principale degli Arvali all’interno di un più vasto complesso che si estendeva per 5 ettari su una collina che scendeva con un declivio verso la sponda del Tevere, al V miglio della via Campana, oggi alla Magliana vecchia.
Materiali usati: lastre di metilmetacrilato sagomate a basso impatto ambientale, riciclabile al 100%.
Pitture industriali acriliche, fissativo acrilico acid free. Elementi di supporto e accessori di fissaggio in acciaio.
Terriccio, argilla, piante, sassetti bianchi e grigi.
Ubicazione: via delle catacombe di Generosa n. 41
Installazione realizzata tra il 27 agosto e il 7 settembre 2025
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Oppure per saperne di più sul tempio della dea Dia:
I resti della fondazione del tempio, dal diametro di 22,50 metri circa, sono tuttora presenti al di sotto del ristorante La Tavernaccia, in via del tempio degli Arvali. Indagato fin dal 1500, il sito fu identificato nel 1866 e poi scavato in varie riprese fino alle ricerche dall’ École Française de Rome nel 1988.
Grazie ai risultati di queste campagne archeologiche e alla testimoninaza desunta dai resoconti degli Arvali , incisi sulle stesse lastre del tempio e rinvenuti in frammenti nel corso dei secoli, è possibile ricostruire come il complesso templare si sia sviluppato nel corso dei secoli. Secondo alcune fonti il luogo di culto sarebbe esistito fin dal tempo di Romolo nell’VIII secolo a.C., ma le prime tracce di frequentazione sono state attestate soltanto in età repubblicana tra il III e il I secolo a.C. . Durante il principato di Augusto tra I secolo a.C. e il I secolo d.C. il culto in onore della dea Dia viene rifondato. Segue poi una importante sistemazione in età flavia, nella seconda metà del I secolo d.C. , e una integrale ristrutturazione al tempo di Alessandro Severo agli inizi del III secolo d.C..
Il santuario, chiamato lucus nei commentarii o acta degli Arvali, era composto da diversi spazi cultuali che degradavano lungo un asse nord-sud dalla sommità della collina, denominata in età moderna Monte delle Piche, alla sponda destra del Tevere, nello specifico:
la parte superiore (lucus, bosco sacro), intersecata dalla via Campana, comprendeva il tempio (aedes) e l’ara della dea, insieme a vari altari minori. In età severiana (III secolo d.C.) il tempio fu ricostruito integralmente, mantenendo il sito e la pianta originari;
la parte intermedia (ante lucum, davanti al bosco sacro) con un secondo altare della dea, il Caesareum e il il tetrastylum;
la parte inferiore alle pendici del colle con i papiliones, il balneum e il circo.
Le epigrafi arvaliche sono attestate fino al 304 d.C..
In seguito sulla sommità del colle si insedia una catacomba. Le ultime attestazioni di uso sono quelle del balneum, fino intorno al 338 d.C., poi definitivamente distrutto a metà del V secolo d.C..
La decorazione architettonica del tempio, scoperta negli scavi di fine ‘800, è in marmo proconnesio, proveniente dall’odierna Turchia. Ne rimane qualche frammento della cornice con una sequenza di conchiglie su sfondo liscio, databile all’età severiana (222-225 d.C.). In base agli elementi rinvenuti, la decorazione esterna della cella doveva essere a bugnato scandito da pilastri con un ordine di circa 10,50 metri. La copertura era in tegole e coppi con antefisse, lastre terminali delle tegole curve del tetto che proteggevano la struttura aggiungendo un tocco di eleganza, decorate con un vaso centrale da cui emerge una palmetta fiammata a cinque lobi. Questa palmetta venne scelta nel 1996 come logo dell’allora Municipio XV, oggi Municipio XI, in occasione della sua denominazione di Arvalia-Portuense.
Le lastre di marmo su cui annualmente venivano incisi gli acta del collegio degli Arvali vennero inizialmente poste sulla gradinata del tempio (stilobate), ma dopo aver occupato tutto lo spazio disponibile si utilizzarono prima gli spazi vuoti nella parte inferiore delle stesse lastre, senza rispettare più la cronologia, per poi incidere sugli altri monumenti che facevano parte del complesso, e anche i loro arredi, come sedili e piani e zampe di un tavolo.
Bibliografia di riferimento:
J. Scheid, s.v. Deae Diae lucus, in Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium, vol. II, Roma 2004, pp. 189-191
J. Scheid, Romulus et ses frères. Le college des Frères Arvales, modèle de culte public dans la des empereurş, EFR 275, Roma 1990
F. Marcattili, review Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae. 2020 in Journal of Roman Archaeology, Volume 35, Issue 2 / December 2022. Published online by Cambridge University Press: 20 January 2023, pp. 1022-1027, print publication: December 2022
H. Broise, J. Scheid. Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae, in Recherches archéologiques à La Magliana, 3. Un bois sacré du Suburbium romain : topographie générale du site ad Deam Diam. Roma Antica 8. Roma: École française de Rome; Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti Paesaggio di Roma 2020
H. Broise, Frammenti architettonici del santuario di dea Dia, in R. Friggeri, M. Magnani Clementi, C. Caruso, Terme di Diocleziano. Il chiostro piccolo della certosa di Santa Maria degli Angeli, Milano 2014
Altri link utili:
Scheda del santuario
Video santuario
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