La tecnica dell’alaggio: storia e significato archeologico
L’alaggio (da traho, trahere, tirare) è stata una tecnica di navigazione fluviale di fondamentale importanza nell’antichità, essenziale per il trasporto di merci laddove la corrente impediva o rallentava fortemente la risalita delle imbarcazioni a vela o a remi. La sua rilevanza storica si manifesta pienamente nell’archeologia delle grandi vie d’acqua, come il Tevere, e delle strade che le affiancavano.
L’alaggio consisteva nel traino delle imbarcazioni controcorrente mediante la forza motrice terrestre. Lungo fiumi come il Tevere, era l’unico metodo efficace per portare navi cariche di materiali pesanti (come il sale, i blocchi di pietra, i generi alimentari) dai porti marittimi, come Portus (Fiumicino), fino ai porti fluviali interni di Roma, in particolare il Foro Boario e l’Emporium. Le imbarcazioni fluviali, tipicamente chiatte a fondo piatto o barconi, venivano collegate a lunghe funi (restes) che erano poi fissate ad animali da tiro (bue, cavalli o, come nel caso della Via Campana, bufali) o uomini, sfruttando la forza fisica di squadre specializzate (i resti o funarii). Il traino avveniva lungo una riva del fiume appositamente sistemata, il percorso alatorio o alzaia, noto in latino come via alaria.
L’alaggio e la Via Campana
La Via Campana è l’esempio archeologico più citato e significativo della tecnica dell’alaggio a Roma. Il suo tracciato, che a differenza della Via Portuense non si addentrava nell’entroterra ma costeggiava da vicino la sponda destra del Tevere, rivela la sua funzione primaria. L’archeologia stradale e l’analisi cartografica confermano questo ruolo: la necessità di un percorso il più possibile rettilineo e pianeggiante era cruciale per massimizzare l’efficienza del tiro ed evitare che la fune si impigliasse. La presenza di un tratto basolato (pavimentato con basoli) lungo la Via Campana, come quello rinvenuto nell’area ENI, suggerisce che la strada non fosse un semplice sentiero, ma un’infrastruttura solida e mantenuta, capace di supportare il passaggio costante di animali e persone. L’evoluzione del nome in “Strada delle bufale” a partire dal XVI secolo è la prova linguistica e storica più diretta della funzione di alzaia della Via Campana, un termine che ne ha immortalato l’uso secolare ben oltre la sua scomparsa nelle fonti ufficiali del III secolo d.C.
Significato economico e infrastrutturale
L’alaggio non era solo una tecnica, ma un sistema logistico che alimentava l’economia di Roma. Senza la risalita efficiente delle merci, l’approvvigionamento della capitale sarebbe stato gravemente compromesso. Le vie d’alaggio erano pertanto dotate di infrastrutture di supporto: mansiones (stazioni di posta) servivano per il riposo degli alatori e degli animali, come quelle identificate lungo la Via Campana; edifici di servizio (terme) erano essenziali per l’igiene e il ristoro della manodopera; infine, era necessaria una costante manutenzione idraulica per garantire la funzionalità dell’alzaia e della sponda.
In sintesi, la tecnica dell’alaggio ha lasciato un’impronta indelebile nell’organizzazione territoriale romana, e la Via Campana ne è il monumento archeologico per eccellenza, dimostrando come l’antica ingegneria stradale e fluviale lavorassero in simbiosi per la sopravvivenza economica dell’Impero.
