La Via Campana

La Via Campana: Storia, Archeologia e funzione

La Via Campana, una delle antiche arterie stradali di Roma, riveste un ruolo fondamentale nella storia economica e religiosa della città. La sua importanza è strettamente legata al commercio del sale (sal), tanto che il suo nome deriva dal Campus Salinarum Romanum, l’area delle antiche saline situate alla foce del Tevere, corrispondente oggi agli Stagni di Maccarese.

L’origine della Via Campana risale a tempi molto antichi, forse già all’VIII secolo a.C.. Iniziava presso il Foro Boario, l’importante snodo commerciale della capitale, uscendo in epoca repubblicana dalla Porta Trigemina delle Mura Serviane. In seguito alla costruzione delle Mura Aureliane, la via usciva da Porta Portese e per un tratto si sviluppava con un percorso rettilineo in comune con la Via Portuense. Le due strade si separavano in località Pozzo Pantaleo (nell’attuale zona Portuense, tra la via Portuense e via Quirino Majorana): la Via Portuense attraversava le colline dell’entroterra, mentre la Via Campana piegava in direzione del fiume, seguendone da vicino la sponda destra in area pianeggiante, per poi ricongiungersi alla Portuense al IX miglio e raggiungere insieme il porto di Portus (Fiumicino).

La vicinanza costante alla sponda del Tevere non era casuale, ma rispondeva alla sua funzione principale: la via di alaggio. Fin dall’inizio, la Via Campana fu utilizzata per il traino controcorrente delle imbarcazioni – cariche di sale e altre merci – dalla foce ai porti fluviali della città. Questo sistema si avvaleva di funi e animali da tiro, in particolare bufali, utilizzati per trainare le chiatte. Questa funzione è rimasta talmente impressa nella memoria popolare e nella cartografia successiva che, a partire dal XVI secolo, l’antico percorso dell’alaggio venne indicato con la denominazione di “strada delle bufale”.

Gli scavi archeologici condotti nel corso degli anni hanno riportato alla luce importanti testimonianze della Via Campana e delle aree circostanti. A Pozzo Pantaleo, tra il 1983 e il 1989, i sondaggi portarono alla luce un tratto stradale lungo circa 50 metri e largo 6, pavimentato con basoli (pietre poligonali di lava leucitica). Alcuni studiosi identificano questo tratto come un diverticolo della Via Campana, forse di congiunzione con la Portuense, ma la presenza della Campana in quest’area è confermata. Nella primavera del 1951, all’interno della Permolio (oggi ENI), furono scoperti su Colle Rosato una necropoli con sepolture monumentali databili al II-III secolo d.C., inclusa una tomba con pareti affrescate in ottimo stato di conservazione, risalenti a metà del II secolo d.C. Scavi più recenti nella stessa area hanno riportato alla luce un tratto basolato di circa 50 metri della Via Campana affiancato da edifici di servizio come una terma e una stazione di posta (mansio), attestando una frequentazione del sito dalla metà del I al V secolo d.C. In Via della Magliana, nel 1947, furono individuate cinque steli funerarie appartenute ai corpores custodes, le guardie scelte di Nerone, e fu segnalata anche un’area cimiteriale; l’area del fosso di Pozzo San Pantaleo, con il passaggio della Campana, vedeva inoltre l’insediamento del santuario paleocristiano di San Felice su una preesistente basilica di Papa Giulio I.

Tra il V e il VI miglio, la Via Campana raggiungeva un’area di altissimo valore sacro per l’antica Roma. Qui si trovavano il Santuario della Dea Dia, sede del collegio dei Fratres Arvales, e il vicino Tempio dedicato a Fors Fortuna. Questi luoghi segnavano in questo settore il confine più antico del territorio romano, l’ager Romanus antiquus.

Nelle fonti documentarie, il nome della Via Campana scomparve a partire dal III secolo d.C., mentre continuò ad essere citata la Via Portuense. A partire dal periodo rinascimentale, l’identificazione della viabilità si è fatta confusa: si riteneva che il tratto della Campana tra Pozzo Pantaleo e Ponte Galeria corrispondesse all’attuale Via della Magliana, ma nuovi studi tendono a riconoscere in quest’ultima un percorso più tardo (rinascimentale o successivo), mentre l’antica Via Campana ha sempre seguito più da vicino la sponda del Tevere (la “strada delle bufale”). Inoltre, nella cartografia storica successiva al XVI secolo, il nome di Via Portuense passò a indicare la più tarda viabilità che coincide con l’attuale Via della Magliana. In conclusione, la Via Campana, nata come vitale via di alaggio e del sale, è stata progressivamente assorbita e sostituita nel nome e nel tracciato dalla Via Portuense e dalla moderna Via della Magliana, lasciando il suo antico e prezioso percorso documentato solo dalle scoperte archeologiche.

La Via Campana