Catacombe Generosa

Dall’inizio del IV secolo per circa 80 anni il culto pagano della dea Dia e quello cristiano dei Martiri portuensi convissero, con il tempio della dea Dia a brevissima distanza dalla catacombe di Generosa, e con una probabile prevalenza delle seconde sul primo, ma senza sostituirlo completamente.

Le catacombe prendono il nome dalla matrona romana proprietaria di una cava al VI miglio della via Campana del cosiddetto cappellaccio romano grigio-bruno buono per mattoni e pozzolana, nella quale fra la fine del III e l’inizio del IV secolo si impiantò una catacomba, chiamata anche ad sextum Philippi o super Philippi dal nome della località (forse il fondo di un certo Filippo). Il termine deriva dal greco κατά κύμβας (catà cumbas, presso le grotte), e indica un complesso di gallerie sotterranee spesso sovrapposte usate dai primi cristiani come cimiteri. Sappiamo da una passio (racconto della morte dei martiri) dell’VIII secolo che la catacomba è stata l’originario luogo di sepoltura dei cosiddetti martiri Portuensi. Durante le persecuzioni cristiane al tempo di Diocleziano (303 d.C.) i fratelli Simplicius e Faustinus vennero martirizzati gettandoli da un pons lapideus (ponte di pietra, forse il ponte Emilio oggi noto come ponte Rotto).  La sorella Viatrix (poi trasformato in Beatriceon uno slittamento etimologico) ne trovò i corpi trascinati a valle dalla corrente e li depose nella cava di Generosa con l’aiuto dei presbiteri Crispo e Giovanni il 29 luglio 303. Anche Viatrix venne in seguito martirizzata e sepolta accanto ai fratelli dalla matrona Lucina che le aveva offerto rifugio. L’ultimo dei martiri Portuensi è Rufinianus, che in un affresco ancora presente nella catacomba indossa la clamis coccinea, il mantello usato dai militari. Questo dettaglio lo identificherebbe come il soldato che avrebbe ucciso i fratelli per poi convertirsi e essere perseguitato e ucciso a sua volta.  

La catacomba è composta da una serie di ambienti che si susseguono: la galleria principale (spelonca magna), la cosiddetta tomba di Generosa, dove in un arcosolio si trova un ’affresco che rappresenta il buon pastore, la tomba dei Martiri, in cui ancora è presente l’affresco della Coronatio Martyrum, con i santi Simplicio, Faustino, Viatrice e Rufiniano che ricevono la corona del martirio. Seguono il cimitero degli Infanti, la camera etrusca e le gallerie che occupano un’area di 2600 metri quadri, con loculi sovrapposti orizzontalmente in 3,  4 ordini, o raramente 5: 800 tombe intatte in 400 metri di gallerie.

Nel 382 d.C decadde l’immunitas, che secondo il diritto romano sanciva l’intangibilità dei luoghi di culto pagani e vennero emanati gli editti che legalizzavano le sepolture sopra terra, determinando la fine dell’uso della catacomba e la trasformazione dell’area circostante in un santuario cristiano con la costruzione della cosiddetta Basilica Damasiana. Razzie e instabilità convinsero papa Leone II, come ricorda il Liber pontificalis (memoria delle biografie dei pontefici), a chiudere i luoghi di culto cristiano nelle campagne romane e traslare le reliquie in essi contenute nelle chiese dentro le mura, per difenderle e garantirne la conservazione. Il sito venne abbandonato allora per essere riscoperto nel 1868 dal famoso archeologo cristano Giovanni Battista De Rossi.

Le reliquie dei martiri Portuensi nel 682 trovarono rifugio nella chiesa di Santa Bibiana in una cassa identificata dall’iscrizione Martyres Simplicius et Faustinus qui passi sunt in flument Tibere et positi sunt in Cimiterium Generoses super Filippi (i martiri Simplicio e Faustino che morirono nel Tevere e furono sepolti nel cimitero di Generosa sul fondo di Filippo), oggi a Santa Maria Maggiore. Vennero poi sparse tra un reliquario nelle Marche, l’Escorial di Madrid, e il monastero di Fulda in Germania portate dal monaco benedettino Wynfrith, canonizzato come San Bonifacio. Dal 1982 la Magliana e Fulda sono gemellate: nello stemma di Fulda ci sono 3 gigli come i 3 fratelli martiri, a Fulda c’è Maglianastraße e alla Magliana via Fulda.

Gli affreschi della catacomba sono stati restaurati nel 1901, 1936, 1983, 1997 e 2013.

Bibliografia di riferimento:
E. Venditti, Le Catacombe di Generosa alla Magliana, Roma 2000

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