Il Caesareum o aedes Divum, tempio dei Divi Cesari, faceva parte del complesso arvalico oggi alla Magliana vecchia, ai piedi del bosco sacro della dea Dia. Era un tempio minore del santuario dedicato al culto degli imperatori defunti e dichiarati divi, ovvero divinizzati, in onore dei quali nel secondo giorno delle feste gli Arvali immolavano vittime.
In particolare i rendiconti, gli acta fratrum Arvalium, attestano che di fronte al Caesareum nel secondo giorno delle feste gli Arvali consumavano il banchetto mattutino (epulati sunt) in aedem Caesarei, e il banchetto del pomeriggio in Caesareo. Siccome i banchetti si svolgevano nel tetrastylum, sembrerebbe che i termini tetrastylum e Caesareum o aedes Caesarei si riferiscano a un unico ambito. In base all’esame dei commentari della confraternita Scheid, uno dei massimi studiosi del culto degli Arvali, sostiene che tutto porta a credere che il Caesareum fosse un’area indipendente che inglobava un elemento subordinato: un recinto, comprendente un certo numero di elementi decorativi o funzionali, e in particolare il tetrastylum. Caesareum sarebbe stato dunque il nome dato a un intero settore del luogo sacro, che aveva come funzione il culto dei divi: questo spazio conteneva un edificio detto aedes del Caesareum o tetrastylum, nel quale erano erette le statue degli imperatori e, all’occorrenza, i sedili e i letti da banchetto degli Arvales.
Il Caesareum sarebbe da identificare forse in un sacello o piuttosto nello spazio aperto porticato (foto), nel quale dovevano essere esposte le statue degli imperatori di cui nel XVI secolo furono rinvenute alcuni piedistalli con relative iscrizioni. I resti, oggi non più visibili, sono stati individuati per la prima volta da Sallustio Peruzzi, umanista e architetto figlio dell’altro celebre architetto Baldassarre Peruzzi, nel XVI secolo. Peruzzi descrisse e misurò il tempio: il sacello era largo 4,40 e lungo 6,20 metri, con 4 colonne agli angoli, pareti rivestite di travertino e un’abside sul lato di fondo (foto).
Fu ricostruito nel II secolo o agli inizi del III d.C. e venne utilizzato fino al tempo di Gordiano III a metà del III secolo. Lo studioso descrisse i nove busti che provengono dall’area: “Statue numero nove, di imperatori incoronati di spiche di grano […]. Ciascuna havea uno epitaphio e in nel fine dello epitaphio vi era ‘Frati Arvali’ e erano nove epitaphi correspondenti alle nove statue insino a Gordiano”.
Si è studiato come le statue siano state rinvenute e poi disperse: 3 sono ancora in 2 musei europei, di cui 2 al di Parigi (Antonino Pio ed Lucio Vero) e una al Museum di Londra (Marco Aurelio). La studiosa Evers ipotizza che questo ciclo scultoreo d’eccellenza poi ospitato nell’abside del tetrastylum, provenisse della galleria dei divi del II e III secolo, scelti fra le statue che decoravano il Caesareum nel momento in cui fu interessato da un rinnovamento generale in età severiana.
Bibliografia di riferimento:
H. Broise, J. Scheid, Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae, in Recherches archéologiques à La Magliana, 3. Un bois sacré du Suburbium romain : topographie générale du site ad Deam Diam. Roma Antica 8. Roma: École française de Rome; Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti Paesaggio di Roma 2020
J. Scheid, Romulus et ses frères. Le college des Frères Arvales, modèle de culte public dans la des empereurş, EFR 275, Roma 1990
J. Scheid, s.v. Deae Diae lucus, in Lexicon Topographicum Urbis Romae. Suburbium, vol. II, Roma 2004, pp. 189-191
Link utili:
Scheda del complesso arvale
Caesareum su Arvalia
Voce Arvali su treccani online
