Il  circo è uno degli edifici che facevano parte del complesso arvalico oggi alla Magliana, ai piedi del bosco sacro della dea Dia dove gli Arvali compivano una serie di riti per propiziare la feritlità dei campi e un buon raccolto di cereali. Purtroppo il circo non è stato individuato nelle campagne di scavo svolte dall’École française de Rome  nel 1975 e 1981.

La sua presenza è certa in quanto ripetutamente menzionata nei rendiconti (acta Arvalium), ma la sua ubicazione rimane dubbia. 

Attestato dall’età di Tiberio (I secolo d.C.) su un’iscrizione funeraria, si ritiene che inizialmente fosse collocato nell’area ad occidente del santuario, verso piazza Madonna di Pompei, ma secondo i più recenti studi di Broise e Scheid nella sua fase severiana (III secolo d.C.) sarebbe stato spostato nel settore orientale del complesso, Più verso via dei Martiri Portuensi, in una posizione diversa rispetto alla fase precedente. 

Il secondo giorno delle feste Ambarvalia nel complesso cultuale di Dia la mattina del 19 o 29 maggio si sacrificavano delle giovani scrofe piacolari su un altare (ara) che si trovava davanti al bosco sacro (ante lucum in aram). Dai movimenti descritti tra l’ara e il tetrastylum si comprende che dovessero essere vicini. Anche il circo degli Arvali si trovava nelle vicinanze del tetrastylum e dell’ara ante lucum. I resoconti registrano infatti che il secondo sacrificio offerto la mattina della festa, quello della vacca honoraria, veniva celebrato ante lucum in foculo. Il foculus era un focolare mobile situato presso l’altare, sul quale si bruciava l’incenso e si versava il vino prima della immolazione. Nei commentarii del 218 d.C. si descrive che il foculus si trovava al circo ”in circo in foculo arg(enteo) cespiti ornato extam vacc(inam) redd(idit)”. Pertanto se il foculus viene descritto come ante lucum e in circo, evidentemente anche il circo doveva trovarsi davanti al bosco sacro.

Oltre a sottolineare il potere dinastico imperiale in generale, alla tipologia architettonica circense erano sottesi significati agrari e cosmici. Dal punto di vista agrario il circo era associato ai cicli della natura e della fertilità, da quello cosmico rappresentava l’ordine dell’universo e la connessione fra cielo e terra. 

Nel dettaglio, tra i significati agrari le corse dei carri nel circo, erano collegate ai cicli stagionali, con i 4 colori delle squadre a rappresentare le diverse stagioni dell’anno. Secondo alcune teorie le corse e le celebrazioni nel circo avrebbero avuto anche un significato legato alla fertilità, con l’arena a simboleggiare la terra e le corse la vitalità e la rinascita, fino a essere considerate riti propiziatori per garantire la prosperità della terra e dei raccolti.

Tra i significati cosmici, il circo era strutturato con elementi che richiamavano l’ordine cosmico. Le 7 mete (torrette) lungo la spina centrale, intorno alle quali giravano i carri, erano associate ai 7 pianeti (o giorni della settimana), così come i 7 giri di pista che i carri dovevano percorrere avrebbero richiamato l’orbita dei 7 pianeti. Le 12 porte dei carceres (box di partenza dei carri) erano collegate alle costellazioni dello Zodiaco. Uno dei 2 obelischi presenti nel circo Massimo era dedicato al sole, mentre un tempio, spesso presente nei circhi, era dedicato sia al sole che alla luna. L’intera struttura del circo, con la sua forma allungata e la disposizione degli elementi, poteva essere vista come una rappresentazione del cosmo, con l’arena al centro che simboleggiava la Terra, e l’Euripo (le vasche al centro dell’arena) il mare.
In sintesi, il circo romano non era solo un luogo di intrattenimento, ma anche un centro simbolico che rifletteva le credenze religiose e cosmologiche degli antichi Romani, collegando i giochi e le corse con i cicli della natura, i corpi celesti e l’ordine dell’universo. 

Tali significati legati all’agricoltura e al cosmo sono utili per ricostruire l’ideologia religiosa del lucus della dea luminosa che con la sua luce benefica proteggeva la maturazione finale dei cereali, la cui natura è insieme urania e ctonia, celeste e agraria, ovvero legata al cielo e alla terra.

Bibliografia di riferimento:
J. Scheid, Romulus et ses frères. Le college des Frères Arvales, modèle de culte public dans la  des empereurş, EFR 275, Roma 1990

H. Broise, J. Scheid, Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae. 2020 in  Recherches archéologiques à La Magliana, 3. Un bois sacré du Suburbium romain : topographie générale du site ad Deam Diam. Roma Antica 8. Roma: École française de Rome; Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti Paesaggio di Roma 2020

F. Marcattili, review Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae. 2020 in Journal of Roman Archaeology, Volume 35, Issue 2 / December 2022. Published online by Cambridge University Press: 20 January 2023, pp. 1022-1027, print publication: December 2022

Link utili:
Scheda del complesso arvale

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Circo