Papilio, papiliones al plurale, in latino vuol dire farfalla. In ambito militare i papiliones erano le tende multicolore dei soldati, forse per via della forma “ad ali di farfalla” che avevano quando erano stese per terra prima di essere montate. Un’altra ipotesi è che per papilio si intenda un’ala, intesa come la parte laterale di una costruzione più ampia (come nel caso di un’iscrizione trovata nel santuario di Diana a Nemi), Forse indicava un ambiente laterale aperto di una casa o di un’area sacra, che nel santuario degli Arvali sarebbe servito da “residenza” temporanea per i fratelli.
I papiliones facevano parte del complesso arvalico oggi alla Magliana vecchia, ai piedi del bosco sacro della dea Dia. Ripetutamente menzionati nei rendiconti, gli acta fratrum Arvalium, i resti sono stati rinvenuti durante le campagne di scavo svolte dall’École française de Rome nel 1975 e 1981, ma oggi non sono più visibili poiché reinterrati.
Si trovavano all’interno di un portico monumentale a forma di U antistante al balneum o terme, frutto di un ’ampliamento del complesso in età severiana (III secolo d.C.), e precisamente corrispondevano alle stanze (n. 2 nella foto) dietro il lato curvo del portico (n. 3 nella foto), che i membri del collegio usavano come luogo di soggiorno provvisorio. Il nome potrebbe anche derivare dalle tende (papiliones) che li riparavano dal sole e dalla pioggia.
Bibliografia di riferimento:
J. Scheid, Romulus et ses frères. Le college des Frères Arvales, modèle de culte public dans la des empereurş, EFR 275, Roma 1990
H. Broise, J. Scheid, Tra terra e cielo: la topografia ed il culto del lucus Deae Diae, in Recherches archéologiques à La Magliana, 3. Un bois sacré du Suburbium romain : topographie générale du site ad Deam Diam. Roma Antica 8. Roma: École française de Rome; Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti Paesaggio di Roma 2020
Link utili:
Scheda del complesso arvale
